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La nostra "Carta d'identità"

Siamo le Sorelle Carmelitane di Sutri; la nostra Famiglia religiosa è Ordine dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, comunemente denominato Ordine Carmelitano.

Siamo una piccola comunità, cellula di un corpo più grande, la Federazione di Monasteri Carmelitani Italiani.

La nostra è una vita claustrale che desidera essere un rendimento di grazie a Dio, un canto di lode e di gioia, di donne libere che ricevono continuamente il dono che Dio fa di se stesso a tutte e a ciascuna...

In queste pagine potrai trovare in sintesi una descrizione della nostra identità così come è presentata nei documenti sulla vita contemplativa e la clausura delle monache (Verbi Sponsa, Vultum Dei quaerere), con cenni storici sulle Monache che hanno già compiuto il loro cammino di santità e che ci hanno preceduto, lasciandoci una preziosa eredità. Come ogni Famiglia religiosa attingiamo alla nostra Regola e alle proprie Costituzioni ciò che riguarda il nostro specifico carisma; troverai un breve riferimento e una descrizione del nostro quotidiano e delle tradizioni che abbiamo accolto in questo luogo che il Signore ha voluto riservarsi per sé e lasciare in custodia alla Vergine Immacolata.

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Sappiamo di aver ricevuto un dono grande per un atto di misericordia del Signore e ci impegniamo a corrispondere a tale grazia alla quale lasciamo gradualmente spazio nel nostro cammino di crescita e di scoperta del piano di Dio su di noi e della missione particolare affidata ad ogni comunità. Siamo chiamate ad essere figura visibile di ciò che tutti siamo chiamati ad essere in futuro; tutti infatti contempleremo il Volto del Signore senza avere necessità di altro, in un’eterna felicità.

Sorelle in monastero...


La clausura è un mezzo ascetico che favorisce la vita integralmente ordinata alla contemplazione. E' un segno della custodia santa di Dio per la sua creatura; una forma singolare di appartenenza a Lui solo. La monaca contemplativa claustrale si impegna a vivere in sommo grado al primo comandamento: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze, con tutta la tua mente» (Lc 10, 27), facendone il senso pieno della sua vita e amando in Dio tutti i fratelli e le sorelle. Ella tende alla perfezione della carità scegliendo Dio come «l'unico necessario» (cf. Lc 10, 42), amandolo esclusivamente come il Tutto di tutte le cose, compiendo con incondizionato amore per Lui, nello spirito delle Beatitudini proposto dal Vangelo (cf. Mt 13, 45; Lc 9, 23), "il sacrificio" di ogni bene... ossia "rendendo sacro" a Dio solo, ogni bene, perché Lui soltanto dimori nel silenzio claustrale riempiendolo con la sua Parola e la sua Presenza. Il monastero, situato in luogo appartato o nel cuore della città, con la sua particolare struttura architettonica, ha appunto lo scopo di creare uno spazio di separazione, di solitudine e di silenzio, dove poter cercare e incontrare Dio.

Il monastero offre la possibilità di liberarsi da ogni attaccamento che possa distrarre, interiormente ed esteriormente; tutto è ricondotto all'essenziale, per favorire il raccoglimento e l'impegno a purificare il cuore e la mente mediante un serio cammino di preghiera, di "svuotamento", di vita fraterna, di ascolto della Parola di Dio, in modo da poter crescere nelle virtù teologali: fede, speranza e carità.

Chi diventa assoluta proprietà di Dio diventa dono di Dio a tutti. L'esistenza delle Sorelle interamente donate al servizio della lode divina nella piena gratuità, testimonia e diffonde il primato di Dio e la trascendenza della persona umana creata a Sua immagine e somiglianza. E' un richiamo per tutti a “quella cella del cuore dove ciascuno è chiamato a vivere l'unione con il Signore”.

Il monastero può accogliere, nella misura e secondo le modalità del proprio spirito e della tradizione della propria famiglia religiosa, quanti desiderano attingere alla sua esperienza spirituale e partecipare alla preghiera della comunità, mantenendo la separazione materiale che richiama il significato della vita contemplativa e una custodia delle sue esigenze. Con un animo libero e accogliente, con la tenerezza di Cristo noi monache desideriamo portare in cuore le sofferenze e le ansie di quanti chiedono l'aiuto della nostra preghiera. Solidali con le vicende della Chiesa, collaboriamo spiritualmente all’edificazione del Regno di Cristo perché Dio sia tutto in tutti.

Il messo della clausura costituisce un dono perché tutela il carisma fondazionale della vita contemplativa. La separazione materiale (ad esempio la grata...) è un mezzo di valore, ma non il fine che è sempre e solo l’unione con Dio, unico Signore della vita.

Come si legge nelle nostre Costituzioni, l'impegno di "vivere nell'ossequio di Gesù Cristo", dono carismatico dell'Ordine, trova presso le Monache una forma propria per esprimere nella Chiesa l'ideale contemplativo con cui nacque e nel quale vive il Carmelo; la meditazione della Parola, la vita di comunione fraterna, la preghiera assidua e gioiosa, la celebrazione quotidiana del Mistero Eucaristico, il lavoro, il silenzio, l'ascesi, l'affetto speciale per Maria nella quale ogni carmelitano vede l'immagine perfetta di tutto ciò che desidera e spera di essere. Siamo chiamate ad accogliere il dono dello Spirito Santo per testimoniare che i beni celesti sono già presenti in questo mondo; la nostra vita "anticipa" la vita nuova ed eterna acquistata dalla redenzione di Cristo e preannunzia la futura risurrezione e la gloria del Regno.

Il Signore, chiamandoci a vivere nella sua casa, ci invita a vivere alla Sua Presenza, e ad ardere dello stesso zelo del profeta Elia, con la passione ardente di colui che affronta i nemici di Dio imparando a conoscere profondamente la sua debolezza, la sua povertà; in tal modo comprendiamo la necessità di fare sempre maggior spazio in noi alla grazia divina che trasforma e purifica, che dà forza, che custodisce e santifica se aderiamo con cuore semplice e generoso alla volontà di Dio.

In questa generosità che il Signore ci chiede di rinnovare ogni giorno, cresce la solidarietà universale verso i fratelli, non essendovi nulla di genuinamente umano che non trovi eco nel cuore di ogni consacrato che ha offerto integralmente la sua vita al Signore della Vita. (cfr Costituzioni nn°14-16-18-19-21—Cost. Dogmatica Gaudium et Spes)

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Come Cristo che visse nascosto a Nazareth e fu condotto dallo Spirito nel deserto, noi carmelitane siamo chiamate a vivere in solitudine e in silenzio, anche sull'esempio di tanti santi che scelsero questo mezzo di vita per avere una più profonda esperienza di Dio, attente alla sua Presenza e aperte al suo amore. (Cost. n°95)

La comunità è focolare domestico dove la castità consacrata alimenta la fiamma di un ardente amore a Dio e alle sorelle. E' espropriazione da parte di ciascuna a profitto di tutte per mezzo della povertà volontaria. E' comunione di tutte nell'obbedienza alla volontà di Dio. Tutto ciò è posto al servizio degli uomini, ai quali tanto più annunzieremo Cristo quanto con maggior impegno esprimeremo nella vita comunitaria la perfetta comunione della Vita Trinitaria (Cost.n°29).

Sentendosi parte viva nel cuore della Chiesa e del mondo, le Monache partecipano la loro esperienza di claustrali, accogliendo con gioia e benevolenza quanti si avvicinano a loro e promuovendo nella chiesa locale la preghiera liturgica, l'ascolto orante della Parola e l'approfondimento dei valori dello spirito, nella fedeltà al loro genere di vita e alle norme della clausura (Cost.n°21).

La situazione profondamente innovatrice della vita nuova, che in modo pieno si attuerà nel secolo futuro, si manifesta anche mediante la castità consacrata. L'amore di Dio e la grazia della Sua chiamata sono il fondamento della nostra consacrazione attraverso il voto di castità, mediante il quale ci consegniamo a Dio con amore esclusivo e immediato, seguendo Cristo vergine nella sua donazione al Padre e ai fratelli. Accogliamo liberamente il dono che Dio ci offre per pura sua iniziativa e vi rispondiamo con la vita, come espressione della nostra fede.

La castità vissuta con lo sguardo al regno dei cieli, supposta la necessaria maturità dell'affettività umana, libera in modo speciale il cuore, diventa "segno e stimolo della carità ed è speciale sorgente di spirituale fecondità nel mondo" (cfr Cost. Dogmatica Lumen Gentium). Convocate nel nome del Signore, animate dallo Spirito Santo, sull'esempio della Madre di Dio e della Chiesa primitiva, vogliamo vivere in "un cuor solo e un'anima sola", per formare una vera famiglia in cui tutte ci sentiamo sorelle e figlie di un medesimo Padre.

Questa unione di cuori, temprata nella nostra comunità, deve superare i limiti del Monastero ed estendersi all'Ordine, alla Chiesa e all'umanità intera. (Cost. n° 26)

Il mezzo più efficace per conservare il raccoglimento e diporsi alla conversazione con Dio, è camminare continuamente alla presenza del Signore. Questo atteggiamento che scaturisce dall'ispirazione eliano-mariana del Carmelo, deve essere stimato come la più preziosa eredità lasciataci dai nostri padri. (Cost. n° 81)

Il valore e la fecondità della castità trovano il fondamento "nella Parola di Dio, negli insegnamenti del Cristo, nella vita della sua Madre vergine, come pure nella tradizione apostolica, quale è stata incessantemente affermata dalla Chiesa". Dovremmo sviluppare ogni giorno questo carisma mediante uno sforzo reale e continuo che a volte esigerà il crocifiggerci con Cristo, ispirandoci allo stesso tempo alla purità interna della Vergine Maria per il suo atteggiamento di totale donazione a Dio, al profeta Elia, per la sua dedizione alla causa di Javhé e al servizio dei fratelli (Cost. n°41).

Per mezzo dell'obbedienza, osservata con la verità delle opere, compiamo l'offerta della nostra volontà a Dio, seguendo l'esempio di Cristo che venne in questo mondo non per fare la sua volontà ma quella del Padre e si fece obbediente fino alla morte di croce, riscattando con l'obbedienza il genere umano. (Cost. n° 51-53)

Il lavoro, che è parte integrante della vita umana e mezzo efficace di perfezionamento personale, in questo contesto favorisce grandemente la vita contemplativa che a sua volta imprime nell'impegno lavorativo le ricchezze dello spirito e lo associa intenzionalmente alla mortificazione personale. Noi monache facciamo nostra la nuova dignità che al lavoro dette Cristo Gesù, il quale non ricusò di lavorare con le sue mani (cfr. Cost. nn° 87-88).

In comunità cercheremo Dio nella preghiera, sicure della presenza del Signore Gesù tra noi; ascolteremo e mediteremo la Parola di Dio, parteciperemo all'Eucaristia, sacrificio di riconciliazione, sacramento di unità, legame di carità; loderemo il Signore con la preghiera liturgica e il silenzio; ci uniremo nello sforzo comune del lavoro; insieme prenderemo la comune refezione, rifletteremo, riunite, sul bene comune e insieme usufruiremo della ricreazione (Cost. n°28).

Mediante il voto di povertà ci sforzeremo di seguire Cristo che, pur essendo ricco, si fece povero per noi e che manifestò il suo amore al Padre e agli uomini umiliandosi e prendendo la condizione di servo, quantunque fosse uguale a Dio. Questo atteggiamento radicale di povertà nella nostra vita cristiana e religiosa faciliterà la piena adesione a Dio e la generosa disponibilità per il servizio dei fratelli. Inoltre seguiremo Maria, la Serva del Signore, totalmente aperta alla sua Parola e disponibile al suo servizio.  (Cost. nn° 46-47)

Carissime sorelle contemplative, che ne sarebbe senza di voi della Chiesa e di quanti vivono nelle periferie dell’umano e operano negli avamposti dell’evangelizzazione? La Chiesa apprezza molto la vostra vita interamente donata. La Chiesa conta sulla vostra preghiera e sulla vostra offerta per portare agli uomini e alle donne del nostro tempo la buona notizia del Vangelo. La Chiesa ha bisogno di voi!

Non è facile che questo mondo, per lo meno quella larga parte di esso che obbedisce a logiche di potere, economiche e consumistiche, comprenda la vostra speciale vocazione e la vostra missione nascosta, eppure ne ha immensamente bisogno. Come il marinaio in alto mare ha bisogno del faro che indichi la rotta per giungere al porto, così il mondo ha bisogno di voi. Siate fari, per i vicini e soprattutto per i lontani. Siate fiaccole che accompagnano il cammino degli uomini e delle donne nella notte oscura del tempo. Siate sentinelle del mattino (cfr Is 21,11-12) che annunciano il sorgere del sole (cfr Lc 1,78). Con la vostra vita trasfigurata e con parole semplici, ruminate nel silenzio, indicateci Colui che è via, verità e vita (cfr Gv 14,6), l’unico Signore che offre pienezza alla nostra esistenza e dona vita in abbondanza (cfr Gv 10,10). Gridateci come Andrea a Simone: “Abbiamo trovato il Signore” (cfr Gv 1,40); annunciate, come Maria di Magdala il mattino della risurrezione: «Ho visto il Signore!» (Gv 20,18). Tenete viva la profezia della vostra esistenza donata. Non abbiate timore di vivere la gioia della vita evangelica secondo il vostro carisma.

(Costituzione apostolica Vultum Dei quaerere, n° 6)